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Industria 4.0, opportunità e sfide della fabbrica del futuro

Industria 4.0, opportunità e sfide della fabbrica del futuro

La fabbrica del futuro potrebbe già essere realtà. Da una parte ci sono le azione messe in campo in questi mesi con il piano Industria 4.0 del governo, dall’altra si muovono innovative esperienze imprenditoriali che rendono l’avvenire meno distante di quello che potrebbe sembrare.

Il tema è stato al centro dell’evento dal titolo “Futuro in pillole. Industria 4.0: la fabbrica del futuro diventa realtà”, organizzato da Janssen in collaborazione con Formiche.

All’incontro erano presenti Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia e presidente di Farmindustria, Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e chairman scientifico del World Manufacturing Forum, Matteo Achilli, fondatore di Egomnia e Mary Franzese, cofondatrice di Neuron Guard.

Ospite speciale della serata JPepper,  un robot umanoide che nel 2017 ha partecipato in esclusiva per Janssen Italia a 18 congressi medico-scientifici, entrando ufficialmente a far parte della strategia di comunicazione dell’azienda come testimonial della capacità di innovare della multinazionale.

Bilancio del piano industria 4.0

“Nel 2017 si è lavorato sulla parte dell’impiantistica, degli asset produttivi fisici e sui software delle macchine che hanno ridato competitività alle nostre imprese. Le previsioni di oggi per il 2018 mostrano un aumento del Pil pari all’1,5% e questo è merito anche di queste manovre previste dal piano industria del governo”, ha spiegato il prof. Taisch.

“Se nel 2017 abbiamo lavorato sulle macchine, nel 2018 dobbiamo lavorare sull’altro fattore di produzione che sono le persone e le competenza”. Ed è questa per Taisch la ragione per cui nella legge di bilancio del 2018 è inserito l’incentivo fiscale del credito di imposta del 40% sulla formazione.

Due casi di successo imprenditoriale

Il primo è quello di Neuron Guard, un dispositivo salva-vita per il trattamento dei danni cerebrali acuti, composto da un collare terapeutico e da un’unità di controllo che raccoglie i dati durante il funzionamento del collare. I due fondatori vorrebbero posizionarlo in tutti i luoghi pubblici come avviene per il defibrillatore. Il secondo è quello di Egomnia, società informatica attiva nel settore delle risorse umane e proprietaria del portale omonimo, un social network che fa incontrare domanda e offerta di lavoro. I fattori di successo? L’introduzione dell’algoritmo nel processo di recruiting e il target dei giovani talenti.

Non solo start up

Ma chi ha detto che ad innovare siano solo le start up? “Da 40 anni ragioniamo come una start up con curiosità e voglia di essere diversi. Abbiamo cercato di innovare nelle tre direzioni dove siamo presenti: nella salute, nella tecnologia e nella digitalizzazione”, ha detto  Scaccabarozzi. “Nella salute l’innovazione deve portare alla cura delle malattie, nel campo della tecnologia, nel nostro caso, ha portato ad avere un grande impianto produttivo 4.0 e nella digitalizzazione deve portare a strumenti utili per il medico e il paziente”, ha sottolineato Scaccabarozzi.